Carla Quartarone scrive:
Paesaggio, viabilità e sviluppo nel nuovo Piano regolatore di Corleone
Il progetto che modifica la Strada Statale (SS) 118-C è in contraddizione con il Piano Regolatore Generale (Prg) del Comune di Corleone approvato nel 2003 dall’Assessorato Territorio e Ambiente. Non soltanto perché tale modifica non vi è prevista in termini di occupazione di suolo e destinazione d’uso, ma soprattutto perché contraddice l’impalcato complessivo del progetto di piano finalizzato alla valorizzazione del patrimonio culturale e storico e alla salvaguardia del paesaggio agricolo e boschivo, assunti come risorse sulle quali fondare un possibile sviluppo sociale e produttivo del territorio corleonese.
Il centro abitato di Corleone, sviluppato, a partire dall’alto Medio Evo, nei pressi di un salto di quota di un corso d’acqua (il torrente Corleone appunto), ha avuto in passato un importante ruolo di città produttiva nella trasformazione di prodotti agricoli e di centro di servizi per un vasto comprensorio rurale. In tempi più recenti, la progressiva perdita di funzioni ne ha determinato l’impoverimento, ma allo stesso tempo ha evitato modificazioni irreversibili, lasciando transitare sino a noi un ambiente dove città e campagna mantengono la propria identità e un sorprendente equilibrio tra luoghi naturali di particolare interesse anche scientifico.
Gli elementi che definiscono il paesaggio del territorio di Corleone sono costituiti “dalla morfologia naturale delle rocche emergenti, dal susseguirsi degli orizzonti collinari, dalla permanenza delle culture tradizionali nei campi aperti e nei pascoli d'altura, dai boschi, dalla discreta diffusione di manufatti rurali, ricoveri e antiche masserie, dalle tracce di insediamenti molto antichi ancora tutti da riscoprire”. Cito da un testo da me stessa pubblicato nel 1994 a commento dello Schema di Massima del Prg, allora in corso di formazione.
“I siti archeologici sulla Montagna Grande, la reggia di Ficuzza, le chiese, i conventi, le masserie, gli insediamenti rurali sono tutti beni culturali che derivano il loro maggior valore dall'essere immersi discretamente in un ambiente dove prevalgono ancora i segni della natura e quelli antropici aderiscono a questa”. Le linee guida del Piano Paesistico regionale, esitate nel ’99, hanno assunto gli stessi elementi come caratterizzanti l’unità di paesaggio detta “dei Monti Sicani”, che coincide grosso modo con il territorio storico del Corleonese.
Numerose assemblee pubbliche, conferenze di servizi, seminari e convegni organizzati durante la lunga e laboriosa redazione del Prg, avevano fatto convergere l’interesse degli stessi cittadini di Corleone verso un rilancio di attività produttive nei settori agricolo, agricolo-alimentare e del turismo culturale e di natura.
“Il Piano regolatore individua ed elenca i beni culturali diffusi naturali ed antropici, le aree da sottoporre a salvaguardia per le situazioni di rischio derivanti dalla natura dei suoli, e quelle che per qualità ambientali devono essere tutelate dal rischio di modificazioni improprie”.
Una particolare attenzione è posta nella costruzione di una normativa per le aree agricole che tenga conto delle specificità del territorio, riconoscendo tra queste quelle aree più sensibili e di particolare pregio proprio perché ancora non sostanzialmente modificate da interventi recenti. “Il Prg suddivide il territorio agricolo di Corleone in sei parti che costituiscono “unità” di paesaggio diverse per forme ed usi, e che, quindi richiedono norme di comportamento, per quanto riguarda le possibili modificazioni, tra loro differenti.
Queste sono finalizzate, per alcuni ambiti, al mantenimento delle caratteristiche colturali, ed al loro potenziamento coerente con l’obbiettivo di un rilancio sul mercato europeo di specifici prodotti (quali l’olio e il vino), e per altri - tra i quali le aree agricole del paesaggio delle rocche di Rao, comprese tra la provinciale per S. Giuseppe Jato e la SS 118-C per Palermo. - alla valorizzazione del paesaggio silvo-pastorale anche attraverso la segnalazione di percorsi panoramici e circuiti turistici ciclo-amatoriali, o equestri, sulla cui organizzazione può fondarsi l’ipotesi di recupero a fini agrituristici delle masserie storiche.”
Queste infatti, costituiscono per diffusione, localizzazione e dimensione un patrimonio (60 unità rilevate) di grande potenzialità di sviluppo della ricettività turistica. Se risanato, attrezzato e messo in rete nell’ambito di una politica attenta ai valori del territorio, possono costituire un efficace fattore di riequilibrio del maggior peso della costa e di incremento della ricettività turistica in Sicilia secondo modelli ricchi di identità e per questo fortemente concorrenziali.
In questo contesto proprio la strada statale viene individuata come linea storica di percezione e fruizione di un paesaggio suggestivo proprio perché “di solitudine”, anche per essere essa stessa testimonianza storica (ormai rara in Sicilia) di una cultura del progetto viario, affermatasi nei primi del novecento, attenta alla morfologia dei luoghi e costruttrice di paesaggio. I filari di pini (o di eucalipti per le strade provinciali) disegnano nei lunghi orizzonti delle colture estensive linee di riconoscibilità e di misura dei luoghi, le stesse che tanto apprezziamo nei ritratti del paesaggio toscano.
L’articolo 23 delle Norme d’attuazione del piano recita: “il Prg tutela la vegetazione del territorio agricolo. In particolare vuole conservare gli elementi naturali (filari di alberi lungo i confini delle strade e dei campi, gruppi di alberi isolati, boschetti) e ne vieta il taglio. Nel caso di morte di qualche elemento è necessaria la sostituzione dello stesso. Inoltre, deve essere assicurata una manutenzione continua e nei casi di degrado botanico o di malattia bisogna ricorrere ad interventi specializzati di conservazione”.
E allo stesso scopo l’art.74 sub b) (che detta regole e proposte per l’ambito agricolo in questione) dice all’ultimo capoverso: ”Per le stesse finalità il Prg obbliga il mantenimento delle alberature isolate e dei filari, specialmente lungo i bordi stradali.”
Questa determinazione a salvare un tracciato storico, che per le sue qualità di lentezza e panoramiche costituisce una risorsa e motivo di attrazione per il visitatore colto, non ha messo in subordine nel progetto di Prg la questione della necessità di migliorare i collegamenti di Corleone con le aree di costa, problema sentito e posto come prioritario anche per superare quel sentimento di isolamento, comune alla media dei cittadini corleonesi.
Il Prg ha affrontato la questione anche in relazione a due innovazioni ritenute necessarie e proposte dallo stesso piano: la localizzazione di un’area industriale in contrada Frattina, a valle del tratto est-ovest dell’omonimo torrente, e il miglioramento dell’accessibilità al centro abitato di Corleone, reso difficile dalla recente urbanizzazione avvenuta lungo la strada detta di circonvollazione in continuità con la statale. Pertanto se da un lato il piano considera necessario migliorare l’agibilità delle due strade nord-sud che lambiscono il territorio di Corleone (la veloce Palermo-Agrigento e la Palermo Sciacca), d’altra parte suggerisce un’alternativa più efficiente alla proposta (già allora, da alcuni sostenuta) di realizzazione di un’ulteriore infrastruttura veloce in questa direzione che, accentuando la dipendenza da Palermo, non romperebbe l’isolamento di Corleone, che è isolamento dal suo stesso territorio storico.
Il Piano Regolatore propone dunque come prioritario il potenziamento della strada Corleone–San Giuseppe Jato e il prolungamento di questa fino a Partinico e all'autostrada, che ridurrebbe la distanza con l'aeroporto e la costa a circa 30' di percorrenza. A questo è affidata l’accessibilità a scala territoriale (e quindi anche alla rete autostradale) relativa alla “zona industriale e artigianale” ed anche la connessione tra questa e Corleone città.
A livello urbano, lo stesso asse consente un miglioramento del sistema di ingresso alla città.
Inoltre è stata verificata la possibilità di realizzare un collegamento trasversale con l'autostrada Palermo-Mazara ad occidente e la veloce Palermo-Agrigento ad oriente, e da qui per il Golfo di Termini Imerese. Una sorta di circonvallazione interna che porterebbe grandi benefici anche al sistema della viabilità palermitana, definendo un collegamento est-ovest senza la necessità di attraversamento dell’area metropolitana.
Queste opportunità che il piano può solo suggerire, perché diventino richieste "mirate" per programmi a scala provinciale e regionale, consentirebbero alla comunità di Corleone di mettere a frutto la sua posizione baricentrica rispetto ai luoghi strategici del turismo isolano: le aree archeologiche di Segesta, Selinunte, Agrigento e Imera, attraverso un programma di rilancio dell'economia agricola, non intensificata chimicamente, in un contesto ambientale di particolare pregio.
Ho avuto il piacere e l’onore di partecipare alla formazione del Piano regolatore di Corleone come componente, insieme all’arch. Valerio Girgenti, di un gruppo di progettazione guidato dal prof. Leonardo Urbani. Il tempo di elaborazione è stato lungo e pieno di ostacoli, come spesso avviene nei comuni siciliani, ma già dal ’94, in sintonia con l’Amministrazione, allora presieduta da Giuseppe Cipriani, attraverso numerose occasioni di assemblee cittadine, seminari e convegni e diverse pubblicazioni, sia specializzate che espressamente dirette agli abitanti, venivano resi pubblici il cospicuo apparato delle analisi conoscitive, i contenuti innovativi e le proposte progettuali del piano; che, oltretutto, si è avvalso di una approfondita conoscenza del sistema urbano e infrastrutturale del contesto territoriale di Corleone e della Sicilia Occidentale, condotte negli anni precedenti dallo stesso prof. Urbani insieme al sociologo Carlo Doglio.
Dico queste cose, con orgoglio certo, ma non per vanto. Piuttosto per meglio esprimere il sentimento di profonda inquietudine che desta, dal mio punto di vista di urbanista, il perpetrarsi di una politica di spreco delle risorse. Spreco economico, e spreco di intelligenze. Laddove a fronte di progetti di settore avanzati in forme autoritarie, avulsi da una reale programmazione, gli stessi organismi regionali ignorano le priorità definite nell’ambito della pianificazione ordinaria operante.
Palermo, 3 febbraio 2005
Carla Quartarone